Tremonti: "Basta con le cialtronerie del sud"
Io, ex ministro ds, elogio il federalismo tremontiano
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, parlando all'assemblea Coldiretti ha detto: "L’agricoltura italiana ha tenuto nella crisi, anche nel Sud. Anche se i problemi ci sono. Mentre cresceva la protesta contro i tagli subiti, aumentavano i capitali non usati. Più il Sud declinava, più i fondi salivano. Questa cosa è di una gravità inaccettabile. E la colpa non è dell’Europa, dei governi di destra o di sinistra, ma è colpa della cialtroneria di chi prende i soldi e non li spende. Basta con la gente che sa solo protestare ma non sa fare gli interessi dei cittadini".
18 AGO 20

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, parlando all'assemblea Coldiretti ha detto: "L’agricoltura italiana ha tenuto nella crisi, anche nel Sud. Anche se i problemi ci sono. Mentre cresceva la protesta contro i tagli subiti, aumentavano i capitali non usati. Più il Sud declinava, più i fondi salivano. Questa cosa è di una gravità inaccettabile. E la colpa non è dell’Europa, dei governi di destra o di sinistra, ma è colpa della cialtroneria di chi prende i soldi e non li spende. E siccome i soldi per il Sud saranno di più e non di meno nei prossimi anni allora non si può continuare con questa gente che sa solo protestare ma non sa fare gli interessi dei cittadini".
I governatori biasimano i giudizi a volte poco lusinghieri sulle amministrazioni regionali. Il Pd critica la mancanza di numeri su costi ed eventuali risparmi. E alcuni analisti ritengono ancora poco chiara l’autonomia impositiva delle regioni. I rilievi che colpiscono in queste ore la relazione del ministero dell’Economia sul federalismo fiscale non sono condivisi da uno degli intellettuali vicini al centrosinistra come Franco Bassanini, ex ministro della Funzione pubblica per gli ex Ds e padre del decentramento, o meglio del federalismo amministrativo, come lo definisce lui.
Così, a costo di essere nuovamente accusato di filo-tremontismo, dopo essere stato indicato dalle fondazioni bancarie come presidente della Cassa depositi e prestiti, controllata al 70 per cento dal Tesoro, Bassanini – letta e ponderata la relazione sul federalismo fiscale approvata mercoledì dal Consiglio dei ministri – dice al Foglio: “L’attuazione della legge delega sul federalismo fiscale rappresenta la riforma cruciale di questa legislatura. Piaccia o no, il nostro sistema ha compiuto ormai troppi passi in direzione di un assetto federale o quasi federale per poter fare a meno di una riforma federale del sistema fiscale”. Da costituzionalista, Bassanini ribalta le accuse sulla scarsità di numeri precisi su costi o risparmi nel documento del Tesoro: “Per due ragioni non ha senso chiedere oggi al governo i numeri. Innanzitutto perché il rispetto degli attuali equilibri di finanza pubblica costituisce già un vincolo da rispettare. Dunque l’operazione è giusto che sia prevista a costo zero”.
La seconda ragione, per Bassanini, “sta nell’attuazione stessa del federalismo fiscale, un processo in fieri che si basa su una razionale ripartizione delle risorse pubbliche fra stato, regioni ed enti locali in relazione alle funzioni svolte e dunque sulla base di costi e fabbisogni standard; di certo non è razionale il metodo attuale basato sui costi storici spesso fortemente sperequati”. La ripartizione delle risorse si accompagnerà con amministratori locali più responsabilizzati grazie all’autonomia impositiva. Anche su questo aspetto l’ex ministro non ha obiezioni: “L’idea che i comuni debbano avere la potestà impositiva sugli immobili, unificando varie imposte e tasse, è una caratteristica che accomuna tutti i sistemi federali e quindi è corretta”. Eppure c’è già chi paventa un aumento della pressione fiscale: “Ho l’impressione che molti parlano di federalismo fiscale senza conoscerlo. Con la lotta all’evasione che la riforma fortemente incentiva, di certo aumenterà la pressione fiscale complessiva ma solo per gli evasori, non per chi già paga le tasse”.
Bassanini smentisce anche chi sostiene che con il federalismo possa esplodere la spesa pubblica: “Io penso sia vero il contrario. Una rigorosa attuazione del federalismo fiscale assicurerà una razionale e più equa ripartizione delle risorse e un meccanismo di responsabilizzazione di ogni amministrazione nel rapporto tra entrate e spese”. Questi principi indispensabili l’ex ministro li scorge nella relazione approvata dall’esecutivo: “Il riferimento ai costi standard delle regioni virtuose per determinare fabbisogni oggettivi ed efficienti è corretto”. La “competizione virtuosa” stimolerà l’efficienza e la produttività, quindi ci saranno meno spese: “Ne risulterà un sistema più equo. Come ogni competizione virtuosa, tutti avranno in partenza pari opportunità: non c’è infatti una vera gara fra chi corre con una Ferrari da Formula Uno, chi corre in bicicletta e chi a piedi. Come in ogni competizione virtuosa, chi saprà meglio sfruttare le risorse che gli sono date otterrà la vittoria, senza possibilità di sconti, deroghe e aggiustamenti politici”.
In un giudizio complessivamente positivo, Bassanini nutre qualche perplessità sul ricorso all’esperienza degli studi di settore per stabilire i fabbisogni standard di comuni e province. Ma da esperto riconosce che la riforma pur essendo “necessaria e urgente” è anche “molto complessa” e “politicamente e tecnicamente difficile”. Proprio per questo a chi, anche nell’opposizione, paventa scricchiolii e ritardi, Bassanini indirettamente risponde: “L’obiettivo finale è talmente ambizioso, obbligato e importante, da richiedere tutto il tempo necessario: se si realizza con uno o due anni di ritardo non dovrebbe scandalizzarsi nessuno”.
Così, a costo di essere nuovamente accusato di filo-tremontismo, dopo essere stato indicato dalle fondazioni bancarie come presidente della Cassa depositi e prestiti, controllata al 70 per cento dal Tesoro, Bassanini – letta e ponderata la relazione sul federalismo fiscale approvata mercoledì dal Consiglio dei ministri – dice al Foglio: “L’attuazione della legge delega sul federalismo fiscale rappresenta la riforma cruciale di questa legislatura. Piaccia o no, il nostro sistema ha compiuto ormai troppi passi in direzione di un assetto federale o quasi federale per poter fare a meno di una riforma federale del sistema fiscale”. Da costituzionalista, Bassanini ribalta le accuse sulla scarsità di numeri precisi su costi o risparmi nel documento del Tesoro: “Per due ragioni non ha senso chiedere oggi al governo i numeri. Innanzitutto perché il rispetto degli attuali equilibri di finanza pubblica costituisce già un vincolo da rispettare. Dunque l’operazione è giusto che sia prevista a costo zero”.
La seconda ragione, per Bassanini, “sta nell’attuazione stessa del federalismo fiscale, un processo in fieri che si basa su una razionale ripartizione delle risorse pubbliche fra stato, regioni ed enti locali in relazione alle funzioni svolte e dunque sulla base di costi e fabbisogni standard; di certo non è razionale il metodo attuale basato sui costi storici spesso fortemente sperequati”. La ripartizione delle risorse si accompagnerà con amministratori locali più responsabilizzati grazie all’autonomia impositiva. Anche su questo aspetto l’ex ministro non ha obiezioni: “L’idea che i comuni debbano avere la potestà impositiva sugli immobili, unificando varie imposte e tasse, è una caratteristica che accomuna tutti i sistemi federali e quindi è corretta”. Eppure c’è già chi paventa un aumento della pressione fiscale: “Ho l’impressione che molti parlano di federalismo fiscale senza conoscerlo. Con la lotta all’evasione che la riforma fortemente incentiva, di certo aumenterà la pressione fiscale complessiva ma solo per gli evasori, non per chi già paga le tasse”.
Bassanini smentisce anche chi sostiene che con il federalismo possa esplodere la spesa pubblica: “Io penso sia vero il contrario. Una rigorosa attuazione del federalismo fiscale assicurerà una razionale e più equa ripartizione delle risorse e un meccanismo di responsabilizzazione di ogni amministrazione nel rapporto tra entrate e spese”. Questi principi indispensabili l’ex ministro li scorge nella relazione approvata dall’esecutivo: “Il riferimento ai costi standard delle regioni virtuose per determinare fabbisogni oggettivi ed efficienti è corretto”. La “competizione virtuosa” stimolerà l’efficienza e la produttività, quindi ci saranno meno spese: “Ne risulterà un sistema più equo. Come ogni competizione virtuosa, tutti avranno in partenza pari opportunità: non c’è infatti una vera gara fra chi corre con una Ferrari da Formula Uno, chi corre in bicicletta e chi a piedi. Come in ogni competizione virtuosa, chi saprà meglio sfruttare le risorse che gli sono date otterrà la vittoria, senza possibilità di sconti, deroghe e aggiustamenti politici”.
In un giudizio complessivamente positivo, Bassanini nutre qualche perplessità sul ricorso all’esperienza degli studi di settore per stabilire i fabbisogni standard di comuni e province. Ma da esperto riconosce che la riforma pur essendo “necessaria e urgente” è anche “molto complessa” e “politicamente e tecnicamente difficile”. Proprio per questo a chi, anche nell’opposizione, paventa scricchiolii e ritardi, Bassanini indirettamente risponde: “L’obiettivo finale è talmente ambizioso, obbligato e importante, da richiedere tutto il tempo necessario: se si realizza con uno o due anni di ritardo non dovrebbe scandalizzarsi nessuno”.